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Cenni Storici
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Etimologia del nome Tiorre
L’etimologia del nome di Tiorre può essere duplice: o derivata da un Tullius romano che diede il nome alla località, detta perciò Tulliola, da cui per corruzione Tuliora e infine Tuliore; oppure da Locum Tutiorem, luogo più sicuro perché in posizione alta e difesa.
Ad ogni modo si ha fin dal 18 settembre 935 in una pergamena, ricordato un tal Rambertus de Tuliore, Ramberto nome germanico come tutti i suoi simili da Roberto ad Adalberto ecc.
Ancora il 3 gennaio 1092 si ricorda in altra pergamena un tal Oddone figlio di Ildebrando che un tempo era chiamato anche Pagano de “loco qui dicitur Toliore”.
Il 23 luglio 1179 si discute una lite tra le suore del monastero di San Giovanni di Fidenza e un certo Rossi o Rosso di Toliore, Rubeus, il quale avanza diritti su terreni posti in Castellaicardi e Paroletta presso San secondo, terreni delle medesime suore.

Storia
L’origine del paese di San Michele, come si è detto, è collegata alla storia di Tiorre e del suo castello che si innalzava sopra un colle della valletta del Cinghio. Ora è ridotto a poche rovine ma fu tra i più antichi castelli del nostro territorio.
Si può con qualche certezza attribuire l’erezione a qualcuna di quelle famiglie rurali feudali del distretto parmense che vediamo sottoscriversi negli atti: “Comite de Comitatu parmensi”, ed ebbero molta potenza ed autorità nel contado nell’ XI secolo, finchè non li fece declinare il sorgere del Comune e il concentrarsi dei feudi in mano ad una nuova nobiltà. Ad una di quelle famiglie rurali apparteneva certamente Gilsa, vedova di Rolando, vivente a legge longobarda, che con Tedaldo Chierico suo figliuolo donava terre ai canonici stando nel castello di Tiorre. Così nel 1092 Alsazia detta Bona, figliuola di Oddone, testava in Castro Tuliore, sebbene la diversità dei nomi e la legge romana secondo cui viveva Alsazia non ci permettano di stabilire come  il castello fosse giunto nelle sue mani.
Con lo spegnersi e il declinare di quelle antiche famiglie, ci vengono a mancare le notizie dei loro possedimenti; e noi troviamo menzione del castello di Tiorre solo nel 1258 in uno Statuto del comune di Parma che ordina vi siano delle piantagioni di ulivi.
Sul principio del XIV secolo tenne Tiorre la famiglia Sforza, ramo dei Fieschi, stabilitisi nel parmigiano, non sappiamo per quali titoli. Nel 1316, cacciato da Parma Gilberto da Correggio, gli aderì Gabrietto Sforza, ponendo a sua disposizione il castello di Tiorre. Nel 1317, deliberati i parmigiani di ridurlo all’obbedienza, assediarono Tiorre, che si arrese a patti e il castello, tranne la torre, venne bruciato. Sconfitti gli Sforza, se ne appropriò il comune di Parma.
Nei primi anni del secolo XV durante le guerre fra i Terzi e i Rossi, questi occuparono Tiorre e vi costruirono una bastia, ma Jacopo Terzi l’assediò e la prese il 4 aprile 1405. Nel 1409 rovinando la fortuna dei Terzi, temendo questi che i Rossi rioccupassero Tiorre, mandarono dei guastatori con una scorta di soldati, il 4 giugno, ad abbattere il castello. I gustatori, non sorvegliati dai soldati che nel frattempo si erano persi a cacciare nei boschi intorno, lasciarono incompiuta l’opera di demolizione del castello e fuggirono. I Rossi, giovandosi delle parti rimaste ancora in piedi, rioccuparono il castello e lo rafforzarono di nuovo. Nel 1413 i Rossi chiesero ed ottennero dall’imperatore Sigismondo l’investitura dei loro possedimenti, come dal diploma “ de Castro de Tjorio”. Nel 1470 il 20 marzo, Pier Maria Rossi otteneva una nuova conferma dei suoi feudi dal Duca di Milano. Pier Maria Rossi per testamento del 1464 lasciava il castello al figlio legittimo Ottaviano. Purtroppo Ottaviano premorì al padre e Pier Maria Rossi, ribellatosi successivamente al Duca di Milano, perdette tutti i suoi possedimenti. Allora il Comune di Parma, asserendo che Tiorre gli era stato ingiustamente tolto dai Rossi, ottenne la restituzione dal governo ducale di Milano il 13 luglio 1482, compresa la villa de Tiorio.
Più non parlasi di castello, già rovinato dal 1464. Così Tiorre veniva a far parte del territorio parmense direttamente dipendente dalla città.
Nel corso del 1500 San Michele Tiorre, decaduto il castello, diventa giurisdizione feudale che, a fasi alterne vive periodi di unione e di distacco dalla castellanza di Felino.
All’atto del censimento farnesiano del 1593, San Michele Tiorre è giurisdizione feudale infeudata al Conte Cosimo Masi e comprendeva oltre a San Michele Tiorre anche le ville di Barbiano, Paderno, e San Michele Gatti; mentre la giurisdizione di Felino era infeudata al Cardinale Francesco Sforza di Santa Fiora e comprendeva le ville Felino, Felino-castello, Cevola e Sant’Ilario Baganza. 
Le giurisdizioni erano rette da podestà che esercitavano in loco tutte le attività di governo loro delegate dai rispettivi “domini loci” cioè feudatari. A loro facevano capo i “mistrali” delle ville che, nell’ambito della loro circoscrizione avevano istituzionalmente poteri di polizia ed eccezionalmente, per delega del podestà, anche poteri giurisdizionali.
Il podestà di San Michele Tiorre era, nel 1593, il notaio Ulisse Rimine di anni 35 che risulta censito e dimorante nella villa di Felino, quindi fuori della sua giurisdizione. Dovette però trattarsi di un domicilio provvisorio, come del resto è configurato nelle “Carte Masi” dove il Rimine è detto “habitator pro tempore del la villa di Felino”.
San Michele Tiorre è frazione amministrativa del Comune di Felino dal 1806 anno di costituzione di quest’ultimo.
Secolare, però, è rimasta l’antitesi ( in parmigiano, arlìa ) di quei di San Michele con quei di Felino;  non sono mancate spinte ‘separatiste’ volte alla costituzione di un comune autonomo. Probabilmente tutto ciò non è solo dovuto a sentimenti campanilistici ma, più seriamente, a motivi di carattere storico.

Durante la Seconda guerra mondiale, ricordiamo la figura di Marco Pontirol Battisti, partigiano, Medaglia d'Argento, caduto in combattimento il 24 giugno 1944,   difendendo i valori di libertà e democrazia in cui credeva.


 

Dopo il calo demografico del primo dopoguerra, dovuto alla migrazione verso la città e la relativa stasi degli anni settanta (nel 1970 contava 900 abitanti), ha vissuto successivamente un continuo incremento demografico dovuto alla espansione urbana che ha mutato la fisionomia del paese.  San Michele conta ora circa 1800 abitanti ma, con l’ulteriore espansione  prevista, oltrepasserà le duemila unità nei prossimi anni.
Da sempre escluso dagli insediamenti produttivi del settore tipico della zona (sono presenti soltanto tre salumifici) ha fortunatamente visto l’insediarsi di un quartiere artigianale che sta contribuendo a dare più vitalità al paese con la creazione di attività e posti di lavoro che riducono il pendolarismo e la conseguente condizione di ‘paese dormitorio’. 

Da ricordare la Sagra del paese, detta Sagra di Santa Odilia, che si celebra ogni anno la prima domenica dopo l' 8 di settembre. La Sagra si concretizza in un giorno di festa nelle famiglie più storiche del paese, e in attività religiose e collaterali alla Chiesa.

CURIOSITA’
San Michele all’inizio del secolo scorso aveva 1730 abitanti con 347 famiglie; ora, all’inizio del XXI secolo, conta 1800 abitanti con circa 600 famiglie!

Personaggi illustri
 
Tommaso Ravasini 7.3.1665 - 26.6.1715 poeta latino che amava soggiornare nelle villa di  Tiorre. Compose la famosa ‘Ode al Cinghio’.

IL TORRENTE CINGHIO:


 Bussoni Vittorio,  radioamatore, ha effettuato collegamenti radio con tutti i paesi del mondo facendo conoscere all'estero il nostro piccolo paese, vedi www.sanmicheletiorre.it/ik4cie

Tania Bussi, soprano

Paolo e Stefano Mora, maestri di musica, vedi http://www.bandadifelino.it/index.php?option=com_content&task=view&id=3&Itemid=10

Benassi Armando, poeta

Mario Orlandini, scultore

In foto due sculture di Mario Orlandini   (la Madonna da lui 
donata è nella Chiesa parrocchiale).  Le sculture sono in Via Battioni 
12 a S. Michele presso la sorella Orlandini Lavinia.  
 

 

 

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